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Scuola secondaria e palestra, Mori (TN)

 

Ente banditore: Provincia autonoma di Trento
Luogo: Mori, Trento
Concorso: 2019 progetto vincitore
Costruzione: progettazione in corso

Progetto architettonico: Marco Contini, Sara Chiari
Collaboratori:  Matteo Mascia, Matteo Zaccarelli, Filippo Carra

Strutture: Schrentewein & Partner s.r.l.
Impianti: STEA Progett

Tipo di intervento: nuova costruzione e ristrutturazione
Caratteristiche funzionali: scuola secondaria di primo grado con 6 sezioni, laboratori, uffici amministrazione, mensa, aula magna per 150 persone, palestra
Area: 6.750+2.650 mq


L’area è collocata in una posizione privilegiata per l’osservazione del contesto geografico circostante affacciandosi sulla valle dell’Adige e con una vista a 360° sulle catene montuose circostanti. L’intero complesso scolastico è ben visibile dall’intorno e si pone come segno di riferimento percettivo non solo per l’abitato di Mori ma per chi transita lungo le strade verso la valle dell’Adige. Con questo obiettivo la collocazione e la forma dei volumi di progetto, il trattamento omogeneo delle superfici, rendono il complesso scolastico riconoscibile e con una precisa identità quale un luogo pubblico dovrebbe essere.

La configurazione dell’edificio e delle aree esterne è stata sviluppata, nel considerare senza particolare gerarchia, ma con reciproci rimandi, la scala delle relazioni urbane e contemporaneamente quella delle diverse esigenze funzionali necessarie per lo svolgimento della didattica, queste caratterizzate da nuove modalità di interazione fra le attività scolastiche con spazi flessibili adatti a favorire l’incontro, le relazioni, la sinergia fra gli alunni per articolare e arricchire il loro apprendimento.

Lo spazio simbolico dell’agorà che dall’esterno entra nel nuovo edificio scolastico evidenzia la necessità di una scuola aperta alla “comunità che apprende” (scolastica o di quartiere) ad una percezione più intima e familiare, al benessere dei fruitori, di cui gli spazi per l’apprendimento non possono fare a meno.

La stessa forma dell’edificio “accoglie” in modo discreto, i fruitori che provengono dall’abitato collocando al piano terreno tutte le attività di tipo comunitario (sala esposizioni, amministrazione, auditorium, mensa, palestre) e ai piani superiori le attività didattiche.