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Chiesa e centro parrocchiale, Varedo (MI)

 

Cliente: Curia Arcivescovile di Milano
Luogo: Varedo, Milano
Concorso: 1990  primo classificato
Progetto: 1995-1996
Costruzione: 1999

Progetto architettonico: Marco Contini, Claudio Bernardi e Raffaele Ghillani
Direzione lavori: Marco Contini
Collaboratori: Claudia Guastadini, Andrea Zerbi, Agata Cleri

Strutture: Sandro Nalin, Maurizio Ghillani

Tipo di intervento: nuova costruzione
Caratteristiche: Centro comunitario composto da edificio di culto, residenza del parroco, aule catechesi, salone polivalente e zona cucina, aree per lo sport e il tempo libero.
Area: 20.800 mq

Impresa esecutrice: Minotti

Fotografie: Stefano Botti, Marco Contini


Il progetto della chiesa è risultato vincitore nel 1990 di un concorso indetto dalla Curia Arcivescovile di Milano, proponendosi come obiettivo principale la costruzione di un organismo urbano in cui i volumi edilizi e gli spazi aperti, alternandosi, assumessero una loro precisa identità e qualità.

Camminare lungo bei muri e attraversare bei cortili; con questo obiettivo i volumi edilizi sono stati collocati verso la strada principale a formare un fronte abbastanza compatto, lasciando ben visibili gli ingressi verso i cortili interni.

Un percorso di attraversamento connette tutti gli spazi esterni ed interni rafforzando la percezione di un organismo complesso ma comunque unitario. Il fronte verso i campi da gioco è concepito in modo morbido, lasciando ad un basso e lungo pergolato il compito di accogliere chi di là proviene.

 

 

L‘edificio della chiesa, concepito e costruito come un grande recinto murario accoglie al suo interno l‘elemento più caratteristico: un velario ligneo sospeso che delimita l‘aula e l‘assemblea. Entrando in chiesa percepiamo immediatamente il senso di raccoglimento; la visione frontale dell‘altare segnala il punto di arrivo di un percorso e l‘inizio di uno spazio fortemente significativo in cui l‘Assemblea e il Presbiterio formano, nella loro configurazione unitaria, il luogo della Mensa Eucaristica. Si voleva ottenere all’interno una “tensione tranquilla”, un senso di accoglienza quasi domestica, ma allo stesso tempo non rinunciare a quel senso di mistero che è nella tradizione degli edifici del ‘Sacro’.

 

Importante in questo obiettivo è stato l’uso della luce che non è mai spettacolare, ma semplicemente funzionale a far capire le gerarchie delle parti in cui è articolato l‘interno. La luce scandisce poi il tempo della giornata distribuendosi sulle superfici interne in modo differente a seconda della posizione del sole: è questa una percezione piacevole che accompagna chi è all‘interno rendendolo partecipe dello scorrere del tempo.

Gli spessi muri perimetrali dell‘edificio ci permettono di percepirlo all‘esterno come fortemente radicato al terreno, mentre all‘interno, grazie al loro spessore e alla collocazione delle aperture consentono di ottenere il necessario silenzio e, cosa assai importante, una continua circolazione e ricambio d‘aria. Oltre al progetto architettonico sono stati realizzati su disegno tutti gli arredi interni della chiesa.